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martedì 18 novembre 2014

Riproduttore

Quando si decide di far accoppiare due soggetti, è sempre meglio rivolgersi ad un medico veterinario, meglio ancora se specialista del settore. Infatti di un soggetto riproduttore dovranno essere valutati i seguenti punti:
-SEGNALAMENTO, cioè il suo identikit (razza ed età nello specifico)
-ESAME DELLE CONDIZIONI GENERALI
-ESAME PARTICOLARE DELL'APPARATO GENITALE
I due elementi fondamentali per l'identikit di un soggetto riproduttore sono la razza e l'età dell'animale. Vi sono infatti delle razze maggiormente predisposte a presentare patologie o anomalie genitali che si ripercuotono sulla fertilità dell'animale.
L'età è un altro fattore molto importante da considerare in quanto incide parecchio sulla qualità dell'attività riproduttiva. Infatti soggetti di età avanzata risultano più predisposti a patologie che possono comprometterne la fertilità. Nel maschio anziano per esempio ricorrono maggiormente le patologie prostatiche e testicolari, mentre nella femmina anziana ricordiamo la maggior insorgenza di endometriti e cisti ovariche, nonchè la maggior predisposizione a parti lunghi e difficoltosi dove spesso è necessario l'intervento del veterinario (parti distocici).
Inoltre si devono considerare anche una serie di patologie che pur non interessando direttamente la sfera riproduttiva possono comunque comprometterla. Per esempio le patologie articolari possono influenzare l'efficienza della monta nel maschio; invece le patologie endocrine e l'obesità possono alterare la libido sia nel maschio che nella femmina.
Dopo aver identificato il riproduttore, deve essere fatta un'anamnesi approfondita che comprende la storia clinica (profilassi vaccinale, malattie pregresse, eventuali interventi) e la storia riproduttiva (frequenza, durata e ciclicità dei calori, numero di accoppiamenti, parti ).
A questo punto si può procedere con la visita dell'animale in modo da accertarne il buono stato di salute ed escludere eventuali patologie che si potrebbero ripercuotere sulla sua fertlità. Inoltre i riproduttori di razze soggette a specifiche patologie devono essere testati per escludere la presenza di tali malattie prima di venire adibiti alla riproduzione. Per esempio per quanto riguarda le razze soggette a displasia dell'anca, sono richieste delle radiografie che attestino l'assenza della patologia nell'esemplare.

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Fattrice

Dopo aver visitato la nostra riproduttrice per accertarci del suo stato di salute generale, possiamo passare alla valutazione delle mammelle, degli organi genitali esterni e degli altri organi riproduttori interni.
Solitamente il primo organo da ispezionare è la mammella. Per poterlo fare è necessario che la femmina venga posta in decubito laterale (sdraiata su un lato) o in decubito dorsale (con il ventre rivolto verso l’alto). In questo modo è possibile eseguire la palpazione a due mani delle mammelle della stessa fila e sarà così possibile escludere la presenza di noduli mammari che potrebbe compromettere l’andamento di una futura lattazione.
Passiamo quindi alla palpazione dell’utero e della cervice attraverso la parete addominale. In questo modo possiamo valutare dimensioni, consistenza ed eventuale presenza di liquidi patologici o stato di gravidanza (non sempre rilevabili).
A questo punto procediamo con l’ispezione e con la palpazione della vulva (la parte esterna dei genitali).
Così possiamo individuare se l a femmina è in calore o meno, e se vi sono tracce di scolo vulvare che in normali condizioni di calore si deve presentare siero-emorragico più o meno chiaro. Se però il colore riscontrato è scuro, maleodorante e purulento indica la presenza di una patologia vaginale o uterina.
Nel caso in cui ci si proponga una paziente con difficoltà di accoppiamento o rifiuto del maschio, sarà indicato proseguire la visita con l’ispezione digitale della vagina. Tale esame permette di individuare la presenza di malformazioni, briglie o setti, neoformazioni o corpi estranei. Risulta più agevole l’utilizzo di un endoscopio.
Nelle razze toy e nelle gatte potrebbe essere utile l’impiego di un semplice otoscopio.
Al termine della visita fisica della nostra futura riproduttrice possiamo affidarci all’ausilio di metodiche di laboratorio per approfondire le nostre indagini.
La prima metodica consiste nello studio della morfologia delle cellule della mucosa vaginale prelevate tramite un tampone inumidito e trasferite su un vetrino pulito successivamente colorato. Si procede quindi con l’osservazione al microscopio.
Valutando la qualità della popolazione cellulare si possono:
- verificare la fase del calore in cui si trova la femmina in quel momento;
- confermare la fine del calore (diestro);
- analizzare la natura delle perdite vulvari;
- individuare i cosiddetti “calori silenti”;
- verificare la presenza di infezioni.
Un altro importantissimo ausilio diagnostico è il dosaggio del progesterone ematico, che permette di individuare il momento esatto dell’ovulazione: fase che segna l’inizio della recettività sessuale della femmina. Questo argomento verrà trattato approfonditamente nell'articolo sul monitoraggio del calore che pubblicheremo a breve.

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lunedì 23 giugno 2014

L’organismo della Cagna in Gravidanza

Durante la gravidanza l’organismo materno subisce dei cambiamenti dovuti alla presenza di nuove vite che si sviluppano e crescono con esigenze particolari.

Le prime modificazioni che si verificano sono quelle di tipo ormonale.
PROGESTERONE. E’ un ormone importantissimo per il mantenimento della gravidanza, e la sua produzione nella cagna è compito esclusivo dell’ovaio, mentre nella gatta alcuni autori ipotizzano venga prodotto anche dalla placenta ma solo in piccolissime quantità. La sintesi del progesterone da parte del corpo luteo (ciò che resta del follicolo dopo il rilascio dell’ovulo) è stimolata da altri due ormoni: LH e prolattina al secondo mese di gravidanza.
Con il progredire della gestazione si ha un aumento del tasso di progesterone che diminuisce gradualmente in prossimità del parto.
ESTROGENI. Sono molto bassi nella prima metà della gravidanza, mentre aumentano a fine gestazione dove determinano uno sviluppo del tessuto mammario.         
PROLATTINA. Questo ormone sembra essere alla base del comportamento materno come la costruzione del nido ed è anche coinvolto nel meccanismo della lattazione. La sua concentrazione aumenta gradualmente nell’ultimo periodo di gravidanza e in particolare si registrano due picchi: uno poco prima del parto e uno durante l’allattamento dei piccoli.
RELAXINA. Questo ormone viene secreto dall’unità feto-placentare a partire dal 24° giorno di gravidanza. E’ un ormone specifico per cui il suo rilevamento a livello ematico è indicativo di una gravidanza in atto al 100%. Infatti questo ormone non viene secreto in corso di pseudogravidanza.

Nella gestante vi sono inoltre una serie di modificazioni fisiologiche da non confondere con processi patologici.
SANGUE. Si riscontra una lieve forma di anemia soprattutto nella seconda metà della gravidanza e leucocitosi (più frequente nella cagna). Solo nella cagna c’è un aumento del colesterolo e delle proteine totali.
CUORE E VASI. Si ha un aumento della volemia, della gittata cardiaca del 40%, della frequenza respiratoria e del consumo di ossigeno del 20%.
ALTRI ORMONI. Nella cagna gravida o in diestro c’è una maggior resistenza all’insulina a causa degli alti livelli di progesterone. Infatti questo può favorire la comparsa di uno stato pre-diabetico.
ALTRE SOSTANZE. Nella cagna si registra inoltre un aumento della PCR (Proteina C Reattiva) e del fibrinogeno.
COMPORTAMENTO. Le variazioni comportamentali sono incostanti e molto soggettive, per cui non rientrano tra i criteri di diagnosi di una gravidanza.
Nel prossimo articolo raggiungeremo una nuova tappa del nostro percorso nel mondo della riproduzione: lo sviluppo fetale.
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mercoledì 11 giugno 2014

Patologie Riproduttive nel Cane Anziano

Vi siete mai chiesti come mai già alla prima visita del vostro cucciolo o gattino tra i vari argomenti prettamente pediatrici venga affrontato il tema della sterilizzazione per le femmine e quello della castrazione per il maschio? Ebbene in questo articolo troverete la risposta, poiché tratteremo delle patologie dell’apparato genitale tipiche dei soggetti anziani e della possibilità di prevenirle sia in età pediatrica che adulta.
Nei soggetti anziani le patologie riproduttive passano spesso inosservate e vengono individuate dal proprietario quando si trovano ad uno stadio abbastanza avanzato. I segni di patologia riproduttiva infatti non sono sempre legati all’organo genitale in se, ma sono ricorrenti, soprattutto nelle femmine, anche sintomi legati al sistema urinario, digerente, endocrino. Per questo motivo a volte il proprietario sottovaluta questo tipo di problematica. Per agevolarvi in questo arduo compito verranno elencati una serie di segni importanti da considerare come campanello d’allarme per le patologie riproduttive.
CALO DELLE ATTITUDINI RIPRODUTTIVE: nella cagna e nella gatta non esiste una vera e propria menopausa, però si è notato che dopo i 7 anni d’età possono comparire una serie di disturbi che suggeriscono che al di là di questo limite è sconsigliabile farla riprodurre. Infatti oltre i 7 anni si può assistere ad un aumento dei parti distocici (difficoltosi, dove è necessario l’intervento del medico veterinario), aumento della percentuale di mortalità embrionale e perinatale, malformazioni congenite.
Anche nel maschio anziano si assiste ad un calo della capacità di fertilizzazione da parte degli spermatozoi che con l’avanzare dell’età diventano sempre più displasici. Questo può portare alla nascita di soggetti disvitali o malformati a causa dell’elevata probabilità di errore genetico. Nel cane anziano si può assistere inoltre ad un calo della libido dovuto a disfunzioni riproduttive o ad altre patologie come quelle cardiorespiratorie o altre patologie particolarmente debilitanti dove lo sforzo necessario perché avvenga l’atto sessuale non può essere raggiunto a causa della forma fisica notevolmente compromessa. Per questo motivo l’età massima di riproduzione nel cane maschio e nel gatto maschio deve essere intorno agli 8 anni. 

SCOLO VULVARE POST-CALORE: spesso nelle femmine intere, ed in particolare nella cagna, si può notare la presenza di uno scolo vulvare più o meno brunastro ed edema (ingrossamento) della vulva a distanza di circa due settimane dalla fine del calore. Questo segno deve essere sempre considerato come anomalo poiché può essere sintomo di patologie ovariche o uterine piuttosto importanti. Tra queste ricordiamo l’iperplasia endometriale cistica dove la mucosa uterina sotto influenza ormonale sviluppa delle cisti di circa 5 mm colme di un liquido sieroso che può infettarsi in seguito ad ingresso di batteri. Se questo avviene le cisti si rompono e il loro contenuto si riversa interamente all’interno dell’utero e l’infezione secondaria porta all’evoluzione in piometra ovvero accumulo di vero e proprio pus.

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Il pus di colore giallastro-rosato può fuoriuscire dalla rima vulvare solo se la cervice è aperta. Al contrario, non potendo essere drenato, continua ad accumularsi all’interno dell’utero che può raggiungere notevoli dimensioni fino a rompersi e provocare una peritonite a volte letale. Nei casi di piometra chiusa le tossine rilasciate dai batteri morti inducono aumento della sete, aumento della minzione, nonché febbre, vomito e abbattimento. In questi casi trattandosi di femmine anziane che non sono più in grado di riprodursi si consiglia l’ovarioisterectomia, ovvero l’asportazione di utero ed ovaie, dopo avere stabilizzato le condizioni generali con fluidoterapia, antibioticoterapia e antipiretici.
A volte anche le cisti ovariche o le neoplasie ovariche possono indurre scolo vulvare, ma più raramente. 

NEOFORMAZIONI MAMMARIE NELLA FEMMINA: nelle femmine anziane il 50% delle forme tumorali è costituito dalle neoplasie mammarie con una certa predisposizione di razza.

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Le neoformazioni mammarie possono essere benigne ma anche maligne. In quest’ultimo caso è importante intervenire chirurgicamente il prima possibile se non si evidenziano metastasi a livello polmonare (da valutare nel preoperatorio con una radiografia del torace). Per evitare l’insorgenza di tumori mammari in letteratura si suggerisce la sterilizzazione precoce, in età compresa tra i 6 e i 9 mesi. Infatti il potenziale preventivo della sterilizzazione sembra essere nullo se la chirurgia viene eseguita dopo i 2 anni di età. 

NEOFORMAZIONI PELVICHE O VULVARI: a volte è possibile notare la presenza di tumefazioni che sporgono dalla vulva o protrudono a livello prepubico come fossero ernie. Le neoplasie dei genitali esterni e dell’utero si presentano spesso così. Sono per la maggior parte leiomiomi ovvero tumori lisci e ovoidali protrudenti. La chirurgia è la terapia di elezione, dopo avere determinato i margini tumorali tramite TAC ed aver escluso la presenza di metastasi a livello polmonare. 

NEOFORMAZIONI TESTICOLARI: nel maschio non è sempre semplice riconoscere la presenza di tumori testicolari. I segni che possono aiutare a individuarli sono l’ipertrofia del testicolo colpito (dove è presennte la neoformazione) e l’atrofia o l’ipotrofia del testicolo controlaterale che subisce la carica ormonale. In corso di neoplasie testicolari si può riscontrare la presenza di endocrinopatie secondarie quali l’ipotiroidismo per inibizione estrogenica del TSH ipofisario e quindi dermatosi.

GetMedia

In caso di sertolioma (tumore delle cellule del Sertloli) si può riscontrare la presenza della sindrome di femminilizzazione indotta da iperestrogenismo e caratterizzata da un calo della libido, tendenza ad attirare i maschi, ipetrofia delle mammelle ed ipoplasia del midollo osseo con conseguente anemia.
In questi casi la chirurgia è la terapia di elezione dopo aver appurato l’assenza di metastasi polmonari.
 

PRESENZA DI SANGUE NEL LIQUIDO SEMINALE
: questo segno si associa spesso alle patologie prostatiche. Sotto influenza ormonale (testosterone), la prostata va incontro ad un iperplasia benigna progressiva che può a lungo andare dare problemi urinari, del digerente, del locomotore. La soluzione è di tipo farmacologico e chirurgico con asportazione dei testicoli. 

DISFUNZIONI RIPRODUTTIVE DEL MASCHIO SECONDARIE AD ALTRE PATOLOGIE: le affezioni urinarie, quali cistiti, calcolosi etc spesso determinano una modificazione del pH urinario che è in grado di modificare a sua volta la qualità dello sperma. Risolvendo il problema urinario si risolve di conseguenza il problema genitale. A volte una flogosi dei deferenti per cause traumatiche, infettive o compressive possono indurre azoospermia (assenza di spermatozoi nello sperma). Inoltre dopo i 7 anni si assiste ad un naturale calo qualitativo dello sperma per cui è necessario evitare che un soggetto che superi tale età si accoppi.

ECCESSO DELLA LIBIDO NEL MASCHIO: può essere indotta da lesioni neurologiche a livello del pene, iperplasia prostatica, presenza di fecalomi che comprimono le vene pudende che provocano congestione dei corpi cavernosi del pene, infezioni alla vie urinarie, ipertestosteronemia da neoplasia (leydigoma).
Quando una femmina già avanti in età presenta disturbi digestivi o urinari di difficile interpretazione e qualche perdita vaginale, il tutto associato ad irregolarità del ciclo estrale, bisogna immediatamente procedere con indagini mediche accurate per evidenziare un’eventuale neoplasia ovarica o una patologia uterina.
Nel maschio anziano è buona norma sottoporre ad ecografia annuale la zona pelvica per indagare la prostata e la zona perineale per indagare lo stato dei testicoli. E’ inoltre importante non sottovalutare sintomi legati al sistema urinario, digerente e locomotore poiché spesso sono sentinella di patologie genitali importanti.
In conclusione possiamo dire che l’ovariectomia e la castrazione, praticati su soggetti molto giovani o sugli adulti non più adatti alla riproduzione, e i controlli medici periodici costituiscono un’eccellente misura di prevenzione nei confronti delle varie lesioni degenerative e neoplastiche che possono colpire l’apparato genitale.


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sabato 7 giugno 2014

Uso dei Farmaci in Gravidanza


In questo articolo tratteremo un argomento molto pratico ma molto utile ai fini dello studio di un protocollo terapeutico sicuro in una cagna o in una gatta gravida.
Forniremo di seguito un elenco dei farmaci sicuri in gravidanza ed un elenco dei farmaci da evitare assolutamente.


FARMACI SICURI IN GRAVIDANZA: -CEFALOSPORINE
-PENICILLINE
-AMOXICILLINA+AC.CLAVULANICO
-CLINDAMICINA
-ERITROMICINA
-PIRANTEL PAOMATO
-DIETILCARBAMAZINA
-FENBENDAZOLO
-IVERMECTINA
-MILBEMICINA OSSIMA
-PRAZIQUANTEL
In generale gli svermanti disponibili in commercio sono ritenuti SICURI.

FARMACI DA EVITARE ASSOLUTAMENTE IN GRAVIDANZA -AMINOGLICOSIDI
-TETRACICLINE
-SULFONAMIDI (per esempio Sulfadiazina argentica, Argonyl, Trisulfan etc)
-CLORAMFENICOLO
-FLUOROCHINOLONI (per esempio Valemas, Dicural, Baytril, Marbocyl etc….)
-METRONIDAZOLO (per esempio Stomorgyl, Spiroxan etc)
-GRISEOFULVINA (per esempio Fulcin etc)
-ITRACONAZOLO (per esempio Itrafungol)
-KETOCONAZOLO (per esempio Nizoral crema)
-GLUCOCORTICOIDI
-ENALAPRIL (per esempio Enalapril, Enacard, Prilenal etc)
-TEOFILLINA
-OMEPRAZOLO (per esempio Antra, etc)
-AC.ACETILSALICILICO (per esempio Aspirina etc)
-MISOPROSTOL (per esempio prostaglandine)
-DIETILSTILBESTROLO (per esempio Securgin etc)
-MITOTANE (per esempio Lysodren etc..)
-ORGANOFOSFORICI (per esempio Repelt collare)
-KETAMINA (per esempio Ketavet etc)
-DIAZEPAM (per esempio Valium etc)
-ACEPROMAZINA (per esempio Prequillan etc)
-BARBITURICI
-CHEMIOTERAPICI

Questa piccola guida viene fornita poiché i farmaci e i parafarmaci somministrati ad un soggetto gravido sono in grado di superare la barriera placentale e arrivare quindi ai feti. Questo dato ci pone di fronte al fatto che una femmina in stato di gravidanza deve essere considerata quasi come una specie a se e per questo motivo bisogna essere sempre consapevoli degli effetti farmacologici di ogni molecola che si utilizza.

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venerdì 6 giugno 2014

Come gestire la cagna durante la gravidanza

Un punto chiave della gestione della cagna in gravidanza è la nutrizione. Al termine della gravidanza la femmina deve avere un incremento del peso pari al 15-20% del peso iniziale. Inoltre nel post-partum si dovrebbe avere un ulteriore incremento del 5-10 %.
Per ottenere questo risultato è necessario seguire un regime dietetico particolare a partire dalla 6°settimana di gravidanza, perché in questo momento si ha un aumento significativo della massa fetale e di conseguenza aumenta la richiesta energetica da parte della madre.
L’alimento ideale in questo periodo dovrebbe contenere un indice proteico maggiore del 40-70% rispetto un alimento standard. Il quantitativo proteico deve essere di 4g/100 Kcal. Se non si segue una dieta prettamente proteica i rischi di insorgenza di patologie neonatali aumenta considerevolmente e in particolare si possono avere cuccioli disvitali che muoiono nelle prime 48 ore di vita, cuccioli con un sistema immunitario molto scarso e predisposti a malattie virali e batteriche, cuccioli con uno scarso peso alla nascita.
Per quanto riguarda i grassi basta un contenuto del 10-25% nell’alimento.
I carboidrati hanno un ruolo molto importante in questa fase perché il loro equilibrio evita l’insorgenza di ipoglicemia e chinetosi a fine gravidanza. Se non sono contemplati nella dieta o il loro contenuto è scarso bisogna aumentare il contenuto proteico del doppio.      
            
Molto importante è il ruolo di due elementi minerali quali calcio e fosforo. Se si aumenta la dose durante le prime settimane di gravidanza possono favorire l’insorgenza di eclampsia due settimane dopo il parto. Questo perché l’integrazione di calcio fa sì che l’organismo non metta in atto i meccanismi di attivazione delle paratiroidi che restano a riposo anche nel post-partum. E’ quindi buona norma integrare i due elementi dopo il parto.
Riassumendo:
-le cagne gravide non devono modificare la dieta nella prima metà di gravidanza;
-il fabbisogno energetico aumenta nella seconda metà di gravidanza dove si dovrà somministrare un alimento altamente digeribile, energetico e con un elevato contenuto proteico;
-si consiglia la somministrazione di questa tipologia di alimento fino allo svezzamento dei cuccioli;
-l’integrazione di calcio deve essere fatta esclusivamente nel post-partum fino allo svezzamento dei cuccioli;
L’alimento che rispetta i requisiti suddetti è l’alimento per cuccioli: elevato contenuto energetico, elevata frazione proteica digeribile, calcio in quantità accettabile.
E’ molto importante seguire una linea nutrizionale di questo tipo poiché gli errori alimentari portano problemi sia nella cagna che nei cuccioli. Cagne obese infatti hanno calori silenti, interestri prolungati, scarsa ovulazione, cucciolate poco numerose, produzione lattea insufficiente. Cagne sottopeso invece partoriscono cuccioli sottopeso, deboli e con tendenza all’ipoglicemia, malattie respiratorie, emorragie, scarsa sopravvivenza.
In gravidanza i farmaci si dovrebbero evitare e quando ciò non è possibile ci si dovrebbe affidare alle indicazioni di un esperto.     
     
     
Elenchiamo qui di seguito i farmaci da evitare assolutamente in gravidanza:
-Aminoglicosidi (tipo di antibiotici): sono neurotossici;
-Cloramfenicolo (tipo di antibiotici): deprime lo sviluppo del midollo osseo;
-Tetracicline (tipo di antibiotici): si depositano su ossa e denti;
-Anestetici: deprimono la respirazione fetale;
-Cortisone: può indurre aborto, mortalità fetale, anomalie anatomiche quali palatoschisi;
-Estrogeni e androgeni: determinano malformazioni del sistema urogenitale.     
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello

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Le Fasi del Parto nella Cagna


Nella cagna e nella gatta il parto si articola in tre fasi principali:
   
STADIO 1: è lo stadio di preparazione al parto dove si ha un principio di contrazioni uterine che termina con il rilassamento della cervice.
Durante questa fase la futura madre tende ad isolarsi, è nervosa e potrebbe assumere l’atteggiamento dello “scavare”. Alcune si mostrano inappetenti e si possono verificare episodi di vomito e diarrea. Spesso si rilevano tremori sulla superficie corporea e la temperatura inizia ad abbassarsi (sotto i 37,5°C).
Questa fase può durare 6-12 ore ma nelle primipare e nei soggetti molto nervosi può arrivare alle 24 ore.
In questa fase è bene assecondare le esigenze della femmina che potrebbe necessitare della presenza consolatoria del proprio padrone o volersi isolare completamente.

STADIO 2: è la fase di espulsione vera e propria. I feti fuoriescono in modo alternato da un corno e dall’altro. Fisiologicamente il 40% nasce in presentazione podalica (treno posteriore) mentre il 60% nasce in presentazione cefalica (testa).
Il primo elemento che si intravede dalla vulva della madre è il sacco allantoideo che contiene un liquido trasparente. La rottura di questo sacco determina la cosiddetta rottura delle acque. A partire da questo momento il primo cucciolo può impiegare dalle 3 alle 12 ore perché venga espulso.
 
I cuccioli sono spesso avvolti dal sacco amniotico che la madre provvederà a rompere con i denti entro 1-2 minuti dalla nascita. Il lambimento vigoroso permette la liberazione delle narici del cucciolo dai liquidi fetali e la stimolazione cardio-vascolare della cassa toracica che facilita il primo atto respiratorio (primo grido).
A questo punto la madre reciderà con i denti il cordone ombelicale e mangerà la placenta. Tra l’espulsione di un cucciolo e l’altro passano circa 20-30 minuti ma può passare anche più tempo a seconda della situazione (massimo 4 ore).
E’ molto importante sapere che se la madre non interviene entro un minuto dall’espulsione del cucciolo è necessario che il proprietario o il veterinario che segue il parto intervenga subito. Ecco un breve vademecum su come intervenire:
1. Rompere il sacco amniotico con le dita estraendo il cucciolo;
2. Liberare subito le narici dai liquidi con carta asciutta e pipette pediatriche;
3. Recidere il cordone ombelicale con forbici sterili dopo aver praticato una legatura riassorbibile a 2-3 cm dall’addome. Disinfettare con Betadine.
4. Asciugare e strofinare vigorosamente il cucciolo soprattutto sul dorso per stimolare gli atti respiratori;
5. Una volta emesse le prime grida far attaccare il cucciolo alla mammella.
L’intera fase di espulsione può durare anche 24 ore.

STADIO 3: coincide con l’espulsione delle placente che può avvenire con la nascita dei cuccioli o con le successive nascite.
A fine parto la cagna si tranquillizza e si dedica interamente alla prole.
Per essere sicuri che il parto sia realmente terminato si può palpare l’addome o effettuare una radiografia se la cagna/gatta si trovano in clinica.
Infine si somministra una dose di ossitocina per permettere il completo svuotamento dell’utero. Da questo momento si consiglia terapia con derivati della segale cornuta per diminuire la possibilità di emorragie post partum nei quattro giorni seguenti. Si ricorda che la perdita di lochiazioni (secreti uterini) è normale nei trenta giorni seguenti il parto.
A partire dal giorno successivo al parto si somministra inoltre un supplemento dietetico vitaminico e minerale che deve essere protratto fino allo svezzamento dei cuccioli. Questo evita infatti squilibri minerali nella madre che potrebbero aumentare l’incidenza di eclampsia puerperale: condizione patologica determinata da carenza di calcio nell’organismo che viene recuperato dalle riserve ossee e muscolari per poter essere trasferito nel latte.

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La Prima Visita del Cucciolo neonato


I neonati devono essere sottoposti alla prima visita entro 24 ore dal parto.
Ad uno ad uno i piccoli vengono adagiati su una superficie piana riscaldata ed ispezionati fisicamente. E' molto importante seguire degli step visita in un ordine prestabilito per evitare di trascurare alcuni aspetti.
 
-Tra le prime operazioni bisogna ricordarsi di ispezionare il cavo orale per accertarsi dell'assenza di anomalie congenite quali la palatoschisi (mancata fusione delle ossa palatine). Questa anomalia impedisce la normale funzione di suzione nel neonato che non potendosi nutrire è destinato a soccombere.
-Si deve sempre controllare la proporzionalità tra le varie parti del corpo, ed in particolare deve essere valutato il diametro del cranio e l'eventuale presenza delle cosiddette fontanelle, fatto che in un terzo dei soggetti può determinare deficit neurologici.
-E' fondamentale verificare la presenza dello sfintere anale e dell'apertura genitale. In caso di atresia ani si dovrebbe intervenire chirurgicamente.
 
-Deve essere verificata la capacità di minzione stimolando con del cotone inumidito l'area genitale. In questo modo si può studiare la colorazione dell'urina per valutare lo stato di idratazione.
-L'area ombelicale deve essere asciutta e senza segni di arrossamento o sventramento.
-All'auscultazione i polmoni devono risultare puliti e liberi dalla presenza di fluidi. La frequenza cardiaca deve essere di 200-250 battiti al minuto fino ad una settimana di vita. Una frequenza inferiore al range deve destare sospetto e prevede la somministrazione di ossigeno fino alla normalizzazione dei valori.
La frequenza respiratoria deve essere di 15-35 atti respiratori al minuto fino ad una settimana di vita.
 
-L'addome deve essere palpabile, morbido e non teso e dolorante.
-Una visita completa prevede la verifica della presenza di tre riflessi neurologici indice di vitalità neonatale:
1 RIFLESSO DI RADDRIZZAMENTO: consiste nella capacità del neonato di tornare al decubito ventrale se posto in decubito dorsale;
2 RIFLESSO DI AVANZAMENTO: consiste nella capacità del neonato di spingere contro le dita dell'operatore che accerchiano il muso.
3 RIFLESSO DI SUZIONE: consiste nella capacità del neonato di succhiare il dito indice dell'operatore quando questo viene introdotto nella cavità orale del piccolo.
-E' molto importante valutare il peso dei piccoli. Normalmente i gattini appena nati pesano tra i 90 e i 110 grammi. I cuccioli neonati di taglia piccola e toy pesano intorno ai 120 grammi, quelli di taglia media pesano intorno ai 250 grammi, quelli di taglia grande pesano circa 490 grammi e infine quelli di taglia gigante pesano sui 625 grammi.
I giorni seguenti alla nascita saranno decisivi per la sopravvivenza dei piccoli. Riportiamo di seguito alcuni eventi significativi per lo sviluppo dei neonati.
tabella
 
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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L’Infezione da Herpesvirus nel Cucciolo

L' Herpesvirus canino (CHV1) è l'agente responsabile di una delle più comuni patologie virali del cucciolo neonato. Questo virus provoca un'alta percentuale di morbilità e mortalità nei cuccioli.
E' diffuso soprattutto nelle aree di collettività canine quali canili, rifugi, allevamenti, pensioni, campi di addestramento, aree cani etc.
Vie di trasmissione Negli adulti l'infezione si trasmette per via oro-nasale e per via sessuale. Il virus infatti è presente a livello di secreto nasale, secreto vaginale, secreto prepuziale e nello sperma.
Negli adulti è difficile identificare il momento esatto del contagio, in quanto l'infezione ha un decorso silente manifestandosi solo nei momenti di stress quali il calore, l'accoppiamento, la gravidanza, altre patologie, il trasporto, stati di immunodepressione.
Il cucciolo viene contagiato dalla madre per via diretta tramite l'utero, oppure durante il passaggio nel canale del parto o subito dopo la nascita.
L'infezione uterina avviene generalmente nelle prime tre settimane di gravidanza, e in questo caso provoca morte fetale, aborto, mummificazione o natimortalità.
L'infezione tramite il canale del parto permette una sopravvivenza che non supera i 14 giorni di età del cucciolo.
Dopo la nascita l'infezione avviene per via oro-nasale. Le fonti di contagio sono il latte materno, gli invogli puerperali, le perdite vaginali.
Se il neonato si infetta dopo le prime tre settimane di vita generalmente ha buone possibilità di sopravvivenza.
  
I sintomi I sintomi nell'adulto affetto da forma respiratoria includono tosse, scolo nasale, lacrimazione, difficoltà respiratoria. Nella forma genitale i sintomi ricorrenti comprendono l'insorgenza di papule purulente, perdite vaginali, arrossamento anche nel maschio.I sintomi nel cucciolo possono non manifestarsi, ma quando presenti includono depressione, anoressia, pianto continuo, diarrea con feci verdi, rinite, forti dolori addominali, incoordinazione dei movimenti, deambulazione difficoltosa, assenza di febbre.
Si può riscontrare la presenza di papule che tendono ad evolvere in vescicole soprattutto nelle zone genitali e nelle zone orali.
L'infezione è causa di vasculiti e trombocitopenia evidenziabili a livello di mucosa sotto forma di petecchie emorragiche. Nello stadio terminale della malattia può comparire la sintomatologia neurologica.
I cuccioli muoiono dopo circa 48/h dalla manifestazione dei sintomi. 

Diagnosi La diagnosi definitiva avviene per isolamento del virus sui reperti necroscopici.
Le tipiche lesioni che si riscontrano sono necrosi in tutti gli organi.
Terapia Purtroppo ad oggi non esiste un protocollo terapeutico efficacie. I cuccioli che manifestano i sintomi hanno scarse possibilità di sopravvivenza.
Prevenzione Al momento è disponibile un vaccino contro Herpesvirus da inoculare a distanza di circa 10 giorni dall'accoppiamento nella madre da ripetere 1-2 settimane prima del parto.
In assenza di un protocollo vaccinale adeguato l'infezione da Herpesvirus porta a ingenti perdite di cuccioli. Infatti il vaccino somministrato alla madre protegge il cucciolo tramite il colostro.
E' inoltre opportuno isolare la cagna nella seconda metà di gravidanza e nel primo periodo di lattazione poiché questo è il periodo più rischioso per la trasmissione della malattia.
 
Consigli Prima di procedere con l'accoppiamento tra due soggetti è sempre indicato eseguire un buon esame del seme nel maschio compreso di identificazione del virus. Si consiglia inoltre di eseguire un tampone vaginale nella femmina per identificare il virus. In questo modo si potrà garantire la prevenzione della trasmissione della patologia alla femmina e nel caso in cui la femmina fosse infetta si potrà organizzare un corretto protocollo vaccinale.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.   
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Fisiologia del Cucciolo


Un argomento che merita una trattazione singolare è quello della fisiologia del cucciolo e del gattino neonato.
Come accennato nell’articolo sulla prima visita del cucciolo e del gattino neonato, ricordiamo che la capacità di termoregolazione è molto ridotta nei nascituri. Questi infatti non sono in grado di generare calore tramite il movimento e non possiedono ancora il riflesso del brivido, per cui l’unica fonte deputata alla termogenesi è il tessuto adiposo bruno.           
    
Nella prima settimana di vita la temperatura rettale si aggira intorno ai 35-36°C ed aumenta gradualmente nelle settimane successive, fino al raggiungimento di 37-38°C alla terza settimana di vita. È molto importante tenere sotto controllo la temperatura ambientale per evitare che i neonati arrivino ad uno stato di ipotermia. Un neonato si considera ipotermico quando presenta una temperatura rettale sotto dei 34,4°C, valore associato all’insorgenza di stasi gastrointestinale.
Lo stato di idratazione dipende direttamente dallo stato di nutrizione. Nei piccoli ben idratati con pigmentazione cutanea chiara il ventre e il muso presentano una colorazione rosea. Diversamente queste parti assumerebbero una colorazione scura o eccessivamente rossa.
Gli organi di senso non sono funzionali al momento della nascita. I neonati presentano palpebre serrate fino alle 5-14 settimane di vita. Solo i gattini di razza Abissina alla nascita o subito dopo presentano palpebre separate. Dopo l’apertura delle palpebre l’edema corneale può permanere per 2 o 3 settimane e questo si può notare anche dalla opacità corneale che si risolve lentamente nel corso dei giorni. Inoltre il riflesso pupillare inizia ad essere presente tra i 10 e i 21 giorni di età.     
     
I cuccioli e i gattini sono sordi alla nascita poiché il canale auricolare è completamente chiuso fino ai 6-14 giorni di età.
L’esame neurologico dei soggetti pediatrici non è molto attendibile. I nascituri possono rispondere agli stimoli dolorifici, olfattivi e tattili. L’esame del cranio inoltre consente di verificare la presenza delle cosiddette “fontanelle”. In circa 1/3 dei soggetti l’apertura delle fontanelle non è associata a disordini neurologici, mentre in 1/3 è stata riscontrata la presenza di ventricolomegalia ma assenza di disordini neurologici. Infine in 1/3 dei soggetti è stata riscontrata ventricolomegalia con deficit neurologici.
Il sistema cardiocircolatorio alla nascita può presentare delle anomalie che nella maggior parte dei casi si rivelano fisiologiche. La frequenza cardiaca nelle prime settimane è di circa 220 battiti al minuto, se questa cala al di sotto dei 150 battiti al minuto il paziente deve essere ricoverato e tenuto sotto ossigeno. È frequente riscontrare la presenza di soffi cardiaci di tipo I, II, III (soffi innocenti) dovuti ai cambiamenti fisiologici in seguito alla interruzione delle connessioni tra le camere cardiache o tra il cuore e i grossi vasi. Diversamente, il riscontro della presenza di soffi di tipo IV, V, VI possono essere sintomo di persistenza di anomalie congenite. Queste ultime si presentano con una frequenza del 17% nei cuccioli e del 5% nei gattini. Nei cuccioli le anomalie congenite cardiache maggiormente diagnosticate sono le stenosi subaortica e la persistenza del dotto arterioso. Nei gattini invece si riscontrano maggiormente anomalie quali la displasia della valvola tricuspide e il difetto del setto ventricolare.     
     
Per quanto riguarda il sistema respiratorio si ricorda che la frequenza respiratoria dei neonati si aggira attorno ai 15 atti respiratori al minuto che arrivano anche ai 30 atti per minuto dopo il primo giorno di vita. La frequenza si normalizza verso le 4 settimane di vita ed è paragonabile a quella dell’adulto.
Il sistema gastroenterico dal punto di vista funzionale è molto particolare. I primi processi digestivi iniziano durante la vita fetale ma lo sviluppo più importante degli enterociti si avrà nelle prime ore dopo la nascita. In questo periodo è fondamentale l’ingestione del colostro: sostanza simile al latte ricca di immunoglobuline materne che verranno assorbite per via enterica nel neonato.
I reni alla nascita non sono completamente funzionali. La nefrogenesi infatti continua per le prime due settimane di vita e si completa definitivamente alle 8 settimane di età.
Il fegato ha una funzionalità limitata nel neonato, e da questo dipendono le funzioni metaboliche che lo caratterizzano. Verso i 4-5 mesi di età le funzioni epatiche possono essere paragonabili a quelle dell’adulto.
Il neonato presenta inoltre valori sierici leggermente diversi rispetto all’adulto. Per esempio la GPT è lievemente più bassa, mentre la ALP e il Fosforo sono più alti.
Le considerazioni fatte finora sul cucciolo e sul gattino ci portano a considerare questi ultimi non come cani o gatti di piccole dimensioni, ma quasi come se fossero delle specie diverse che necessitano quindi di attenzioni mediche e terapeutiche diverse rispetto ad un adulto.

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lunedì 28 aprile 2014

La pseudogravidanza nella cagna

La psudogravidanza nella cagna (conosciuta anche come gravidanza isterica) è una condizione che caratterizza la cagna alla fine del diestro (circa due mesi dopo il calore) dove si verifica uno sviluppo anomalo delle ghiandole mammarie con produzione di secreto da sieroso a latteo. Nei casi più eclatanti si hanno anche modificazioni del comportamento dove la cagna assume l’atteggiamento di una femmina gravida: si apparta, cerca il contatto con il proprietario, scava e protegge piccoli di altri animali o persino peluche o oggetti inanimati.
Dal punto di vista ormonale tale situazione si verifica nel momento in cui si ha un drastico abbassamento del tasso di progesterone ematico. A questo fa seguito un incremento del tasso ematico di estrogeni e prolattina. Il progesterone induce uno sviluppo del tessuto mammario, mentre la prolattina induce la produzione lattea. 
La prolattina nella cagna e nella gatta svolge importanti funzioni, quali mantenere il corpo luteo durante la seconda metà di gravidanza, produzione lattea, regolazione dell’interestro nella cagna, effetti benefici sulla ghiandola mammaria prima e dopo il parto nella gatta.
Qualsiasi riduzione improvvisa dei tassi di progesterone durante il diestro può indurre lattazione. In particolare gli eventi che possono determinare l’insorgenza di tale disturbo sono ovariectomia effettuata in fase diestrale, somministrazione di prostaglandine, trattamenti con antiprogestinici o trattamento progestinico prolungato.
Anche alcune condizioni patologiche possono favorire la comparsa di questa condizione, come ad esempio l’ipotiroidismo, tumori e cisti secernenti dell’ovaio.
La diagnosi si basa sull’osservazione dei sintomi clinici.
Nei casi di lieve entità può essere sufficiente allontanare i peluche dalla cagna e far indossare un collare elisabettiano per evitare il continuo lambimento delle mammelle.
Nei casi più difficili è necessario intervenire farmacologicamente per evitare l’insorgenza di una grave mastite. 
Esistono delle sostanze in grado di modificare i tassi ematici di prolattina (ormone responsabile dell’insorgenza di psudogravidanza). Queste sono la dopamina che inibisce in modo diretto la secrezione di prolattina da parte dell’ipofisi e la serotonina che ha invece un’azione stimolante. Se si desidera diminuire il tasso ematico di prolattina si hanno quindi due possibilità farmacologiche:
-farmaci con azione dopaminergica;
-farmaci con azione anti-serotoninergica.
FARMACI AD AZIONE DOPAMINERGICA Sono i più efficaci e i principi utilizzati sono Cabergolina (5 µg/kg SID per OS per 5-10 gg) e Bromocriptina (10-30 µg/kg/die da dividere in due somministrazioni per 10-14 gg).
La Cabergolina è la molecola che possiede maggior specificità per i recettori D2 dopaminergici. Inoltre passando pochissimo la barriera emato-encefalica induce raramente vomito. Si è notato che trattamenti prolungati con questa sostanza inducono schiarimento revrsibile del mantello fulvo a causa dell’azione inibitoria sull’ormone melanocita-stimolante.
La Bromocriptina è una molecola umana più economica ma meno efficacie. Passa agevolmente la barriera emato-encefalica, quindi è maggiormente responsabile dell’effetto collaterale del vomito. Per minimizzare questo effetto si può ricorrere a somministrazioni progressive nell’alimento (primo giorno: 1/4 dose, secondo giorno: ½ dose, terzo giorno: dose normale).
FARMACI AD AZIONE ANTI-SEROTONINERGICA L’unico farmaco riportato è la Metergolina (0,1 mg/kg BID per OS per 7-10 gg). Agisce per blocco post-sinaptico dei recettori della serotonina. Determina un calo veloce dei tassi di prolattina e viene considerato un principio attivo molto sicuro, ma si sconsiglia l’utilizzo nelle cagne nervose e agitate.
Per quanto riguarda la prognosi si consiglia l’ovariectomia come trattamento definitivo.
E’ importante verificare che la cagna abbia terminato la lattazione prima di effettuare il trattamento chirurgico, poiché si rischia di prolungarla. Dati recenti sembrano dimostrare che episodi prolungati e frequenti di pseudogravidanza possano aumentare il rischio di insorgenza di tumori mammari a causa della distensione esagerata degli acini mammari, l’ipossia cellulare, l’aumento dei radicali liberi ossidativi.
Questo aumento del rischio diventa significativo dopo tre episodi di psudogravidanza.
Pertanto si consiglia come trattamento di elezione l’ovariectomia.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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sabato 5 aprile 2014

Riproduzione nel Cane e nel Gatto

Ho deciso di raccogliere in questo articolo le domande che i clienti mi porgono più frequentemente sul tema della riproduzione canina. Lo scopo di questa raccolta è quello di aiutare anche i proprietari profani della materia a capire meglio la fisiologia riproduttiva del proprio amico a quattro zampe.
- A CHE ETÀ SI VERIFICA IL PRIMO CALORE? L'età di insorgenza del primo calore nella cagna dipende da molti fattori, uno tra tutti la taglia dell'animale. Le razze più piccole sono infatti più precoci per cui il primo calore potrà insorgere tra i 6-7 mesi. Mentre le razze più grandi sono più tardive per cui il primo calore comparirà con più probabilità tra l'8° e il 10° mese.
-A CHE ETÀ SI PUO FARE ACCOPPIARE UNA CAGNA PER LA PRIMA VOLTA? E IL CANE MASCHIO? Il primo accoppiamento dovrebbe essere eseguito ai 24 mesi di età per la cagna per permettere il completamento dell'accrescimento corporeo e il raggiungimento della maturità sessuale adeguata. Il cane maschio per gli stessi motivi dovrebbe eseguire il primo accoppiamento non prima dei 20 mesi.
-A CHE ETÀ SI CONSIGLIA DI NON ESEGUIRE PIÙ L'ACCOPPIAMENTO? Il maschio può essere impiegato come riproduttore entro e non oltre i 10 anni di età dopodichè non ci sono garanzie che il seme sia sempre di buona qualità. La femmina dovrebbe terminare la sua carriera riproduttiva verso i 7 anni se non è mai stata fecondata prima; verso i 6 anni se ha affrontato già altre gravidanze.
-COME SCEGLIERE IL MOMENTO GIUSTO PER L'ACCOPPIAMENTO? Normalmente si esegue un monitoraggio del calore presso un medico veterinario esperto in riproduzione canina che saprà indicarvi esattamente i giorni più fertili.
-QUANTE MONTE SI DEVONO FARE? Si devono eseguire delle monte a giorni alterni fino al momento in cui la femmina non accetta più il maschio.
-LA FEMMINA DEVE ESSERE PORTATA DAL MASCHIO? Assolutamente si. Questo facilita il ruolo di dominatore territoriale del maschio che lo porterà ad essere dominante anche dal punto di vista sessuale.
-PER QUANTO TEMPO RESTANO ALLACCIATI DUE CANI DURANTE L'ACCOPPIAMENTO? Il cosiddetto “nodo” rimane in atto per circa 15/20 minuti. Durante questo periodo non bisogna disturbare i due riproduttori e si deve attendere che si “sciolga” spontaneamente.
-COSA FARE SE I DUE CANI NON SI ACCOPPIANO o NON RIMANGONO ALLACCIATI? Esistono diverse cause di mancato accoppiamento, una fra tutte la cattiva gestione del calore della cagna per cui spesso non si concede al maschio semplicemente perché non è il momento giusto. A volte però quando il momento è quello giusto e il maschio o la femmina non mostrano interesse per l'atto sessuale si può optare per l'inseminazione artificiale una volta escluse le cause patologiche (rottura peniena, difetti anatomici della vagina, patologie ormonali etc).
-L'INSEMINAZIONE ARTIFICIALE È MIGLIORE DELL'ACCOPPIAMENTO NATURALE? No. Bisogna sempre preferire e dare precedenza all'accoppiamento naturale che è più efficacie sotto ogni punto di vista. Solo se esistono ostacoli psicologici, geografici o patologici si può optare per l'inseminazione artificiale.
-COME CI SI ACCORGE DELLA GRAVIDANZA? Le modificazioni fisiche della cagna si hanno solo dopo 30 giorni di gravidanza e comprendono aumento del peso, aumento del volume mammario, a volte temperamento più tranquillo. L'unico metodo infallibile però è l'ecografia eseguita dopo il 26° giorno di gravidanza.
-QUANTO DURA LA GRAVIDANZA? Dura dai 62 ai 64 giorni a partire dal giorno di ovulazione che può essere facilmente individuato tramite il monitoraggio del calore.
-COME CAPISCO QUANDO LA CAGNA DEVE PARTORIRE? 24 ore prima del parto la cagna diventa nervosa e cerca un luogo a appartato dove poter partorire. Circa 12 ore prima del parto potrebbe vomitare o avere episodi di diarrea. Avvicinandosi al momento del parto il respiro si fa affannoso. La rottura delle acque è segno che il parto è iniziato.
-QUANDO È OPPORTUNO CHIAMARE IL VETERINARIO? È opportuno chiamare il medico veterinario se dopo 3 ore dalla rottura delle acque non è nato nessun cucciolo. Oppure se tra un cucciolo e l'altro passa più di un ora. È sempre indicato informare il veterinario dell'ora di inizio del parto. Inoltre è importante richiedere l'intervento del veterinario se la cagna partorisce cuccioli morti o disvitali o se non si occupa della prole. In questo caso sarà il proprietario a dover intervenire per gestire il neonato grazie all'aiuto del veterinario che lo guiderà nell'impresa telefonicamente fino al suo arrivo.
-DURANTE IL PARTO DEVO AIUTARE LA MADRE? No quando questa è pronta ed accorta ad occuparsi di tutto. Se invece non si mostra interessata chiamate subito il veterinario.
-COME MI ACCORGO DELLA FINE DEL PARTO? Alla fine del parto la cagna si tranquillizza e accudisce i cuccioli. In ogni caso è bene informare il medico veterinario che valuterà lo stato dell'utero tramite un esame palpatorio. Inoltre ne approfitterà per prescrivere degli integratori alla madre ed eseguire una prima visita di ogni cucciolo.
-QUANTO DURANO LE PERDITE DOPO IL PARTO? Le perdite post-partum si chiamano lochiazioni e sono di colore scuro. Normalmente possono presentarsi anche per un mese intero.
-QUANTO DURA L'ALLATTAMENTO? L'allattamento dura 2 mesi, dopodiché i cuccioli devono essere completamente svezzati e la madre deve essere trattata con prodotti antigalattogeni.
-QUANDO DEVE INIZIARE LO SVEZZAMENTO? Lo svezzamento deve iniziare ad 1 mese di età con la somministrazione di un alimento morbido e specifico per questa delicata fase. Contemporaneamente i cuccioli continuano a ricevere latte materno. Questa fase deve terminare a 2 mesi di età.
Purtroppo non è possibile ricordarsi e annotare tutte le domande ricevute ma spero di avervi donato un valido strumento di valutazione e di aiuto per l'interpretazione di alcuni dei numerosi aspetti del meraviglioso mondo della riproduzione canina.
Se volete approfondire alcuni di questi aspetti non esitate a lasciare un commento.
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venerdì 12 ottobre 2012

Allestimento della sala Parto della Cagna


Il momento del parto si avvicina. Siete stati attenti alla dieta della futura mamma e le avete concesso uno stile di vita meno impegnativo. A questo punto non resta che pensare all’allestimento di un ambiente che abbia tutte le caratteristiche necessarie per accogliere i nascituri.
Fate una lista delle cose più importanti da tenere a mente e prendete spunto da quella sottostante:
-scelta della stanza;
-mantenimento di caratteristiche ambientali adatte (temperatura, umidità, ventilazione);
-costruzione o acquisto del box parto.

Innanzitutto scegliete un luogo con superfici facilmente lavabili e disinfettabili. Non deve essere un ambiente necessariamente silenzioso o appartato, anche perché sono del parere che cuccioli abituati ai rumori casalinghi di routine e al via vai delle persone diventeranno adulti più socievoli e con meno turbe comportamentali fobiche.
E’ molto importante creare le condizioni climatiche ideali per la sopravvivenza dei nascituri soprattutto i primi giorni di vita. Durante la prima settimana di vita la temperatura ideale si aggira attorno ai 30-32°C, scende ai 28-30°C nella seconda settimana, a 24-28°C nella terza e dalla quarta in poi sarà necessaria una temperatura di 20-24°C. Sarà sufficiente misurarla con un classico termometro per ambienti. In commercio esistono lampade con luce rossa riscaldante che possono essere sospese sul box parto ad un’altezza di almeno un metro e 20 cm. Con questo metodo si rischia però che i nascituri siano troppo a contatto con la fonte di calore. Consigliabile in ambienti molto grandi. In ambienti più piccoli si consiglia l’utilizzo di stufe alogene o altri metodi sicuri che riscaldino tutto l’ambiente e non solo l’area box. Il tasso di umidità ideale è del 55-60% e la ventilazione deve essere garantita per avere un ricambio d’aria sufficiente (soprattutto per gli spazi ridotti).
Il box parto può essere acquistato già pronto o costruito in casa. Le cose importanti da tenere a mente sono:
-dimensioni del box: consigliamo di utilizzare come unità di misura la lunghezza dorsale della madre (dalla testa al bacino): ogni lato dovrà essere più lungo di 20 cm rispetto a questa. L’altezza del box deve consentire alla madre di poter entrare ed uscire a suo piacimento.
-materiale da utilizzare: qualsiasi materiale che non sia tossico o pericoloso per la madre e i cuccioli. Il pavimento inoltre deve avere una superficie non scivolosa e lavabile. Consigliamo i tappetini in gomma: facili da trovare, facili da tagliare per adattare le misure e soprattutto facili da lavare.
-Il perimetro del box all’interno e a media altezza dovrà essere munito di sponde antischiacciamento dove i cuccioli potranno rifugiarsi quando la madre si sdraierà.
Al momento del parto consigliamo di aggiungere materiale assorbente come carta di giornale in strisce: assorbe i liquidi del parto e il tutto può essere rimosso con facilità alla fine dello stesso.
Successivamente si può scegliere un materiale assorbente, morbido e non pericoloso per i cuccioli.

Poco tempo fa si usavano delle traverse impermeabili. Oggi si utilizzano di più i “vet bed”: coperte di vello sintetico facilmente lavabili in lavatrice.
Nel prossimo articolo affronteremo uno degli spettacoli più affascinanti della natura: il parto.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello
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martedì 12 giugno 2012

Sviluppo Fetale


Abbiamo visto finora quali sono le fasi cruciali dello sviluppo di una cellula che da zigote (cellula nata dall’unione dell’oocita materno con lo spermatozoo paterno) si evolve e diviene un organismo pluricellulare detto embrione. Questa fase dura circa 30 giorni ed è caratterizzata dalla differenziazione cellulare, questo significa che ogni cellula inizia a trasformarsi e ad acquisire competenze specifiche. Inizialmente le cellule si dividono in tre strati: endoderma (lo strato più interno) da cui originano le mucose della bocca, delle palpebre, delle narici etc, le ghiandole del sistema respiratorio e del digerente; mesoderma (strato intermedio) da cui originano muscoli, ossa, tessuto connettivo, sistema circolatorio, sistema urinario e apparato genitale; ectoderma (strato più esterno) da cui originano gli strati più esterni della pelle, follicoli piliferi, ghiandole sebacee, tessuti del sistema nervoso, cervello, midollo spinale, occhi, nervi periferici.
Nella fase di transizione fetale gli organi iniziano a svilupparsi. Il primo sistema che si evolve è quello nervoso e paradossalmente è anche tra gli ultimi a completare la sua formazione. Infatti dopo la nascita, cuccioli e gattini hanno un sistema nervoso ancora non pienamente funzionante che impiega altre 6 settimane per maturare.
Gli arti iniziano il loro sviluppo a partire da degli abbozzi. Quando le articolazioni si formano, il feto inizia a muoversi e questo fa sì che non restino delle strutture fisse.
Il cranio e la faccia si sviluppano separatamente ed è per questo che alcune disfunzioni genetiche interessano o l’una o l’altra struttura.
I polmoni del feto sono pieni di liquido che scompare definitivamente alla nascita.
Esistono delle strutture fetali che scompaiono nel nascituro. Queste sono il forame ovale del cuore, il dotto arterioso pervio tra la vena polmonare e l’aorta e il dotto di Aranzio. Queste strutture sono molto importanti per la protezione di polmoni e fegato nel feto ma sono inutili e addirittura dannose nel nascituro. Infatti alla nascita i cambiamenti di pressione sanguigna e l’ossigenazione innescano la chiusura di queste strutture di protezione in condizioni normali. In alcuni casi invece queste strutture persistono dopo la nascita causando problemi da lievi a molto gravi. Nel prossimo articolo approfondiremo proprio questo argomento.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello

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