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giovedì 17 luglio 2014

Eversione Cartilagine della Terza Palpebra



L’eversione della cartilagine della terza palpebra colpisce di solito i cani appartenenti a razze di taglia grande come Alani, san Bernardo, Weimaraner, Terranova, Bulldog. Questa patologia può riscontrarsi anche nei gatti, seppure raramente.
L’eversione può verificarsi unilateralmente, con la possibilità di coinvolgere in seguito entrambi gli occhi.
L’eziologia di questa patologia non è determinata da una sola causa ma si pensa sia data da più fattori: squilibrio della crescita tra la porzione anteriore e quella posteriore della terza palpebra, difetto insito nella cartilagine, o presenza di aderenze congiuntivali.
I segni clinici consistono nella presenza, a livello del canto mediale, di una deformazione rosacea, che può simulare la procidenza della terza palpebra, ma che ad un’attenta ispezione si dimostra essere la porzione della cartilagine ricurva su se stessa.
Si manifesta solitamente in animali di età inferiore ai 12 mesi ed è stata suggerita un’origine ereditaria genetica.
Se non viene trattata, la patologia determina un’infiammazione cronica della congiuntiva associata a scolo oculare.
Il trattamento della patologia è di tipo chirurgico e consiste nella resezione della porzione deformata della cartilagine.

Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
 
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giovedì 26 giugno 2014

Patologie Oculari nel Cane Anziano

Oggi proseguiamo il discorso sulla terza età nel cane e nel gatto iniziando a parlare più nello specifico delle problematiche mediche legate all’invecchiamento. Anche in campo veterinario, così come in medicina umana, le patologie sono affrontabili da un punto di vista specialistico: iniziamo con il parlare di oftalmologia.
L'avanzare dell'età, tanto negli animali quanto nell'uomo, porta a cambiamenti a livello organico considerabili normali (fisiologici). Oltre ad essi esiste tutta una serie di patologie a cui cane e gatto possono andare più facilmente incontro in quanto “anziani”. Gli occhi, le palpebre e l'apparato lacrimale non fanno eccezione in questo processo di invecchiamento. Patologie oculari e problemi di vista sono situazioni frequenti nei cani e nei gatti anziani e, a volte, possono addirittura portare alla perdita completa della capacità visiva, influenzando sensibilmente sia le abitudini quotidiane del nostro animale che la gestione da parte del proprietario.
Esistono malattie oculari evidenti a tal punto da essere notate con facilità dai proprietari stessi che possono così rivolgersi al veterinario con una tempistica veloce rispetto all'insorgenza del problema. Altre volte, invece, i segni di patologia oculare risultano più subdoli e l’animale può arrivare alla cecità senza che il padrone se ne sia accorto. I cani e gatti, infatti, possiedono un'elevata capacità adattativa che li porta a sviluppare maggiormente gli altri sensi (olfatto e udito) per compensare il calo di vista: ecco spiegato il perché molti animali, se pur ciechi o ipovedenti, sono in grado di muoversi con assoluta disinvoltura nel proprio ambiente.
Per questo motivo è importante abituarsi ad osservare con attenzione il comportamento del proprio amico a quattro zampe, soprattutto quando invecchia, in maniera tale da poter cogliere ogni minimo campanello d'allarme di problematiche oculari. Un ottimo banco di prova è rappresentato dall'esterno o dagli ambienti nuovi: qui l'animale con problemi di vista tende a muoversi in maniera più guardinga, a manifestare disagio o,addirittura, ad andare contro ostacoli imprevisti. Occorre tenere presente inoltre che alcune patologie iniziano con una difficoltà di visione in particolari momenti della giornata: in questi casi si noterà, ad esempio, maggiore difficoltà nella visione durante il crepuscolo o di notte.
In altri casi le problematiche oculari sono una conseguenza di una patologia sistemica ovvero che colpisce tutto l'organismo. Un classico esempio è la cataratta diabetica, una patologia indubbiamente di interesse oculistico ma che deve essere affrontato anche e soprattutto da un punto di vista internistico. Per questo motivo il medico veterinario che si occupa di oftalmologia, soprattutto con pazienti anziani, non deve mai limitarsi alla semplice visita oculistica ma ha il dovere di eseguire anche una approfondita visita generale (dalla punta del naso alla punta della coda!), senza tralasciare indizi che possano ricondurre ad una malattia più generalizzata.
Molte sono le patologie che possono colpire le diverse strutture dell’occhio durante la terza età, elencheremo di seguito le principali e nei prossimi articoli, verranno trattate in maggior dettaglio:
  • Palpebre: neoformazioni, ectropion senile.
  • Cornea: cheratite superficiale cronica, cheratocongiuntivite secca.
  • Uvea: cisti iridee, neoplasie, uveiti, atrofia iridea.
  • Cristallino: cataratte, lussazione della lente, atrofia senile del cristallino.
  • Retina: atrofia progressiva della retina, emorragie retiniche, processi inifiammatori.
A cura della  Clinica Veterinaria Borgarello

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lunedì 23 giugno 2014

Corpo Estraneo Corneale


Parleremo in questo articolo dei corpi estranei che possono colpire gli occhi dei nostri amici a quattro zampe, ed in particolare i corpi estranei corneali. Di solito sono di natura vegetale: ariste di graminacee, piccoli frammenti di foglie che possono introdursi sotto le palpebre o la terza palpebra e più raramente possono fissarsi alla cornea, arrecando danni di diversa entità.
I pazienti manifestano generalmente dolore acuto all’occhio. Per quanto riguarda i cani, è possibile che siano appena stati al parco, a correre attraverso i cespugli, e che siano tornati tenendo un occhio chiuso, con lacrimazione aumentata e tentando di strofinare l’occhio colpito. Nel caso dei gatti è più probabile che tornino a casa con un occhio chiuso e con grave spasmo palpebrale, insieme a scolo oculare, normalmente di natura sierosa all’inizio ma che diventa rapidamente purulento.                          
I cani da lavoro vengono spesso presentati con un corpo estraneo corneale.
L’ aspetto molto eterogeneo dei corpi estranei fa sì che anche le lesioni corneali siano molto diverse tra loro. Innanzitutto occorre differenziare corpi estranei superficiali (appoggiati sulla superficie della cornea), penetranti (che penetrano nella cornea )o perforanti (che attraversano la cornea in tutto il suo spessore).
Dal momento che il paziente ha solitamente dolore e la congiuntiva può essere molto rossa ed edematosa, può essere necessario sedare il paziente per poter meglio valutare il tipo di corpo estraneo e la lesione che ha provocato.
I corpi estranei superficiali sono i più facili da trattare, spesso è sufficiente un bastoncino di cotone sterile o un lavaggio con soluzione fisiologica, mentre i corpi estranei penetranti o perforanti sono più complessi, anche per quanto riguarda la terapia post-operatoria, dal momento che devono essere trattate sia l’ulcera profonda che l’uveite.
La prognosi per un corpo estraneo dipende dalla localizzazione nella cornea, da quanto tempo è presente e dalla natura del materiale.
Un piccolo seme localizzato nell’epitelio, che viene rimosso entro qualche ora e che viene trattato come ulcera semplice, dovrebbe guarire in pochi giorni, senza che si formi una cicatrizzazione significativa e presenta quindi una prognosi eccellente. Il corpo estraneo perforante, che è stato presente per parecchi giorni prima di essere sottoposto a visita dal veterinario e che comporti sia un’infezione sia una grave uveite, potrebbe avere una prognosi riservata rispetto al ripristino di una normale visione al momento dell’asportazione. Purtroppo, se il corpo estraneo non viene rimosso rapidamente e non si instaura subito una terapia aggressiva, i rischi di infezione e di glaucoma sono abbastanza elevati. La prognosi è ancora più riservata nel caso di corpi estranei penetranti.
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venerdì 6 giugno 2014

Sclerosi Senile del Cristallino

Il cristallino è una struttura dell’occhio nota anche come “lente”: esso consente la messa a fuoco delle immagini sul fondo dell’occhio grazie alle sue caratteristiche strutturali e al suo sistema di sospensione. Il cristallino è una struttura biconvessa , trasparente e refrattiva, sospesa e tenuta in sede dalle fibre zonulari, posta dietro l’iride, che separa i segmenti anteriore e posteriore dell’occhio. Esso è costituito da una capsula, da un epitelio e da fibre; è composto da un nucleo centrale e da una corticale circostante, che possono essere ulteriormente suddivisi in una porzione anteriore e una posteriore.
                                    
Il cristallino dell’animale adulto è costituito da fibre primarie e secondarie. Le prime si differenziano dall’epitelio del cristallino posteriore in uno stadio precoce dello sviluppo dell’occhio, si allungano e riempiono la vescicola lenticolare, formando una sfera solida che nell’adulto costituirà il nucleo centrale del cristallino. L’epitelio posteriore della lente scompare quando essa diventa matura, rimanendo solo in forma di una capsula posteriore molto sottile. Le cellule dell’epitelio anteriore sono localizzate sotto la capsula anteriore e si moltiplicano attivamente per tutta la vita spostandosi verso la periferia e all’equatore si allungano per formare le fibre secondarie, che si estendono nella corticale anteriore e in quella posteriore. Durante tutta la vita dell’animale si formano nuove fibre secondarie, che causano una compressione progressiva del nucleo e una sua concomitante disidratazione. La capsula anteriore della lente è prodotta continuamente dall’epitelio anteriore e si ispessisce quando l’animale invecchia.
Le fibre secondarie sono parzialmente responsabili delle normali alterazioni dovute all’età, in particolare della sclerosi nucleare senile. La sclerosi del nucleo si verifica negli animali anziani e nel gatto non è così evidente come nel cane: a causa di questo processo di invecchiamento fisiologico, la lente dei nostri animali diventa visibilmente più opaca e nel cane di 7-8 anni, è possibile individuarne il nucleo. Dal momento che l’aspetto della sclerosi della lente può essere molto simile a quello che assume il cristallino colpito da cataratta è importante rivolgersi ad uno specialista per permettere di differenziare i due fenomeni: per la saluta del vostro ciò è molto importante. La prima rappresenta infatti un processo fisiologico legato all’età dell’animale, la seconda un processo patologico che richiede un intervento specialistico, sia di tipo medico che chirurgico.
 
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venerdì 16 maggio 2014

La valutazione della Visione nel Cane e nel Gatto


La visita oculistica inizia con la determinazione indiretta della visione, solo in un secondo tempo verranno prese in esame le varie strutture oculari e perioculari. L’animale dovrebbe essere osservato in movimento nella sala visite lasciandolo libero di muoversi ed esplorare l’ambiente. Un soggetto con difficoltà visuali può urtare contro oggetti nella stanza oppure essere riluttante a muoversi in un ambiente sconosciuto. La valutazione della visione prosegue poi con l’esecuzione di alcuni test specifici: eccone un breve elenco.
 
Risposta alla minaccia
La risposta al minaccia consiste nell’effettuare un improvviso gesto di minaccia che si presume in grado di suscitare una risposta di ammiccamento nel paziente. Il ramo afferente della risposta è costituito dalla retina, dagli assoni del nervo ottico, dal tratto ottico e dalla corteccia visiva. La componente efferente della risposta comprende la corteccia motoria primaria, il cervelletto ed il nucleo del settimo paio di nervi cranici. E’ importante notare che la risposta alla minaccia riguarda l’integrazione e l’interpretazione a livello cerebro corticale e , quindi, non è un semplice riflesso. Piuttosto , si tratta di una risposta corticale che, per manifestarsi, richiede l’integrità delle vie visive periferiche e centrali nonché della corteccia visiva e del nucleo facciale del VII paio di nervi cranici. La risposta alla minaccia va valutata in un occhio alla volta, mentre l’altro viene coperto. Bisogna fare attenzione a non toccare le ciglia o i peli del paziente perché ciò potrebbe determinare una risposta “falsa positiva”. Analogamente, sono anche possibili risultati “falsi negativi”, ad esempio per la paralisi del nervo facciale o se il paziente è particolarmente giovane (nei cuccioli questo tipo di risposta non è fisiologicamente presente).
Cotton ball test
Questo esame è in grado di valutare la capacità di vedere un oggetto in movimento anche in cani e gatti giovani che non rispondono ancora al test della minaccia. L’esame si esegue facendo cadere un batuffolo di cotone nel campo visivo del paziente: se la visione è normale l’animale effettuerà un movimento con la testa, o anche solo con gli occhi, seguendo il batuffolo che cade. Il cotone ha la caratteristica di essere inodore e non produrre suoni, per cui non si possono ottenere risultati positivi in pazienti non vedenti.
Percorso ad ostacoli
Consiste nel realizzare un breve percorso inserendo degli ostacoli: facendo percorrere il tracciato al paziente saremo in grado di capire se è in grado di vedere e superare gli ostacoli.
Risposta del piazzamento visivo
Utile nei gatti o quando i risultati del percorso ad ostacoli e della risposta alla minaccia sono equivoci: consiste nel sollevare l’animale verso il tavolo, permettendogli di vedere la superficie che si avvicina. Un soggetto normale estende gli arti verso la superficie prima che le sue zampe tocchino il tavolo.
Infine, ulteriori test per valutare il sistema visivo devono comprendere esami di tipo neurologico(come già detto l’integrità delle vie nervose è fondamentale per la visione) ed esami diagnostici avanzati quali l’elettroretinografia (ERG), radiografie, TAC e risonanza magnetica.
 
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martedì 29 aprile 2014

Eterocromia dell'Iride


L’iride è quella struttura dell’occhio che separa la camera anteriore da quella posteriore e presenta al centro il foro pupillare. L’iride è un diaframma sottile, colorata e presenta variazioni individuali legate alla densità degli strati che la costituiscono: in particolare, il colore è direttamente collegato al numero di melanociti presenti nello stroma irideo ed alla quantità e alla densità del pigmento in essi contenuto. Generalmente il colore è brunastro, con tonalità che vanno dal marrone al giallo oro ed anche al blu, con maggiore varietà nel gatto. Con il termine di eterocromia si intende la caratteristica somatica in cui gli occhi di un individuo presentano due colorazioni diverse.
Quando alcune zone dell’iride dello stesso occhio sono di colore diverso, si parla di eterocromia monoculare; qualora sia l’intera iride di un occhio di colore diverso dal controlaterale, si parla invece di eterocromia bioculare. Di per sé questo fatto non ha significato patologico: essendo la pigmentazione iridea determinata geneticamente, ne deriva che il suo colore è un carattere di tipo ereditario. Per quanto riguarda l’eterocromia determinata dal gene merle, è possibile che essa sia associata ad altre anomalie uveali anteriori, quali ipoplasia dell’iride, colobomi e persistenza della membrana pupillare (PPM). Inoltre, sempre associate al gene merle, si possono osservare altre anomalie oculari multiple, quali macroftalmia, cataratta, displasia retinica ed ipoplasia del nervo ottico. Le razze più interessate sono collie, alani, bassotti e pastori australiani. Le anomalie oculari più gravi si manifestano nei merle omozigoti con mantello eccessivamente bianco che coinvolge le regione della testa. Gli animali affetti possono avere anche gradi variabili di sordità congenita.
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Le Anomalie Ciliari


In questo articolo affronteremo le anomalie ciliari, molto comuni nel cane, mentre si riscontrano raramente nel gatto. In particolare parleremo di distichiasi, ciglio ectopico e trichiasi.
Distichiasi
Con il termine distichiasi s’intende la presenza di ciglia che si sviluppano nelle ghiandole di Meibomio (ghiandole presenti sul margine palpebrale). In alcuni casi, le ciglia sono morbide e galleggiano sul film lacrimale senza causare danno, ma frequentemente la loro presenza si traduce in un cronico stimolo irritativo, con conseguente comparsa di muco, epifora, blefarospasmo, cheratiti superficiali e ulcerative. In alcune razze (ad esempio cocker americano e inglese, bassotto, pechinese, boxer e bulldog inglese) vi è spiccata predisposizione alla distichiasi ed i segni clinici possono comparire precocemente a 4-6 mesi. Nel caso in cui le ciglia procurino disturbi clinici, si procede alla rimozione con diverse tecniche: crioterapia, elettrolisi o rimozione di parte della placca congiuntivale tarsale.
Ciglio ectopico
Si tratta di una o più unità follicolari che originano nelle ghiandole di Meibomio e sboccano nella parte centrale della palpebra superiore, a 3- 5 mm dalla rima palpebrale. Possono determinare intenso dolore e lesioni corneali a carattere ulcerativo. La rimozione chirurgica è semplice, ma richiede una buona fonte d’ingrandimento. Anche la criochirurgia si dimostra efficace. Per questa patologia non sembra esistere una predisposizione di razza.
Trichiasi
Questo termine indica la presenza di peli troppo lunghi del distretto cutaneo palpebrale o delle pliche nasali, che toccando la cornea causano sintomi di fastidio protratto, con epifora, blefarospasmo, cheratite, ecc. La trichiasi della palpebra superiore come quella della zona nasale nei cani brachicefali, può avere una risoluzione chirurgica, consigliata soprattutto nelle forma più gravi.
                                  
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lunedì 28 aprile 2014

Ectropion nel Cane

L’ectropion è un difetto palpebrale che coinvolge solitamente la palpebra inferiore, mentre su quella superiore si può osservare solo in caso di ectropion cicatriziale. L’ectropion rappresenta la rotazione verso l’esterno del bordo palpebrale e comporta esposizione del tessuto congiuntivale, epifora, alterazione della distribuzione del film lacrimale e lagoftalmo.
                                  
L’ectropion è considerato primario ( o di sviluppo) in razze come:
SAN BERNARDO
BLOODHOUND
ALANO
BULL MASTIFF
MASTINO NAPOLETANO
BASSET HOUND
Inoltre, in queste razze spesso sono presenti altri difetti palpebrali quali macroblefaro e lassità del muscolo retrattore laterale.
La risoluzione del difetto è di tipo chirurgico. Esistono diverse tecniche chirurgiche: tecnica a cuneo, la tecnica di Kunt-Szymanosky, tecnica di Warton-Jones. In base al tipo di difetto palpebrale il chirurgo decide quale tipo di intervento effettuare.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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L’Apparato Lacrimale nel Cane

L’apparato lacrimale fa parte, insieme alle palpebre e la congiuntiva, dell’apparato di protezione dell’occhio. L’apparato lacrimale è costituito da due parti con funzioni diverse: una deputata alla produzione delle lacrime, l’altra destinata al loro drenaggio.
Le lacrime hanno un’attività antibatterica, contengono ossigeno e metaboliti per nutrire la cornea, lubrificano e permettono il movimento delle palpebre sulla cornea e sulla congiuntiva, mantengono umida la superficie oculare e provvedono alla pulizia di detriti e corpi estranei.
Il film lacrimale è costituito da tre diverse componenti, disposte in tre strati: una parte mucosa, a contatto con la cornea, uno strato acquoso intermedio ed uno strato lipidico esterno. Il film lacrimale ha uno spessore di 7-10 µm. Lo strato lipidico esterno è secreto dalle ghiandole di Meibomio: esso ricopre lo strato acquoso ritardandone l’evaporazione e migliorandone la diffusione sopra la cornea e la congiuntiva. Lo strato acquoso intermedio è secreto dalle ghiandole lacrimali: la ghiandola lacrimale principale (responsabile della maggior parte della produzione di lacrime), la ghiandola lacrimale della terza palpebra, e le ghiandole accessorie di Zeiss e Moll. La prima e la seconda sono ghiandole tubulo-acinose mentre le ultime sono ghiandole sebacee e sudoripare modificate. Lo strato acquoso contiene acqua e molecole come il glucosio, l’urea e glicoproteine. Fornisce metaboliti, lubrifica e rimuove prodotti di degradazione come acido lattico e anidride carbonica. Lo strato mucoso,il più interno ed aderente alla cornea, è prodotto dalle goblet cells, cellule mucipare apocrine presenti nello strato epiteliale congiuntivale. Provvede a lubrificare, migliora l’aderenza tra la porzione acquosa e la cornea, inibisce l’aderenza batterica e previene l’essicazione della superficie oculare. Lo strato mucoso contiene mucine, immunoglobuline, urea, sali, glucosio, leucociti, enzimi e detriti cellulari.
Le lacrime, che si versano continuamente nel sacco congiuntivale, si raccolgono nell’angolo mediale dell’occhio, nella regione del lago lacrimale, dove trova inizio la loro via di escrezione, rappresentata dai dotti lacrimali, che si aprono nel sacco della congiuntiva per mezzo dei punti lacrimali e che sboccano nel sacco lacrimale. Le vie lacrimali sono quindi costituite da un canalicolo superiore ed uno inferiore che si uniscono a livello del sacco lacrimale. La parte inferiore del sacco si continua inferiormente con il dotto naso lacrimale che termina a livello del meato nasale inferiore. Circa il 50% dei cani presenta anche un’apertura accessoria del dotto naso lacrimale a livello della radice del canino superiore.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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domenica 27 aprile 2014

Cheratite Pigmentosa dei Cani Brachicefali

In razze canine brachicefale, come Carlini, Bulldog inglesi e francesi, Pechinesi, spesso si osservano aree di pigmentazione sulla cornea, soprattutto nella porzione mediale dell’occhio. La visita specialistica permette di riscontrare vascolarizzazione corneale, anche se i vasi possono essere pochi e molto sottili. In fasi iniziali si può riscontrare un processo infiammatorio a carico della cornea e nel tempo questo fenomeno viene seguito dalla migrazione dei melanociti che renderanno l’area interessata coperta dal tipico tessuto pigmentato. Spesso queste lesioni sono legate a difetti ciliari quali trichiasi, associata o no a pliche cutanee nasali abbondanti.
La pigmentazione tende a progredire nel tempo, in particolar modo se con l’età subentrano anche deficit di lacrimazione. Inoltre, occorre tenere presente che la cornea di questi soggetti è a rischio di ulcerazioni, secondarie al trauma cronico ripetuto, alla lacrimazione diminuita e al conseguente instaurarsi di colonizzazioni batteriche.
Il trattamento migliore è quello che previene la comparsa della cheratite: la cantoplastica mediale eseguita in giovane età (6- 12 mesi) è spesso l’intervento chirurgico d’elezione. Occorre essere molto attenti ai canalicoli lacrimali per evitare di danneggiarli durante l’intervento. Indipendentemente dal tipo di tecnica chirurgica utilizzata va osservata molta attenzione nella rimozione dei follicoli piliferi, per eliminare ogni fonte di trauma per la cornea.
Dopo l’intervento chirurgico la terapia di tipo medico in presenza di cheratite pigmentosa è a base di ciclosporina.
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Orzaiolo, calazio e neoformazioni palpebrali.

L’orzaiolo è un processo purulento che coinvolge le ghiandole palpebrale: si definisce orzaiolo esterno se colpisce le ghiandole di Zeiss o di Moll, se interessa le ghiandole di Meibomio si definisce orzaiolo interno.
Se il processo infiammatorio interessa in modo diffuso tutte le ghiandole di Meibomio si utilizza il termine meibomite. E’ possibile analizzare il materiale contenuto nell’orzaiolo mediante striscio su vetrino: il riscontro di batteri di forma coccica o bastoncellare può indirizzare nella scelta dell’antibiotico d’elezione, mentre la presenza di popolazione infiammatoria, prevalentemente rappresentata da eosinofili può suggerire una terapia a base di antibiotici e steroidi. L’orzaiolo semplice richiede una terapia topica e sistemica con antibiotici e/o steroidi cortisonici.
Il calazio è un particolare tipo di infiammazione granulomatosa delle ghiandole di Meibomio, derivante da un ristagno di secrezione ghiandolare, con passaggio di parte del secreto nei tessuti adiacenti: il trattamento richiede un currettage chirurgico della congiuntiva seguita da terapia topica antibiotica e steroidea.
Le palpebre, inoltre, sono frequentemente sede di neoplasie che possono originare dalle strutture ghiandolari o cutanee. Nel cane spesso si riscontrano neoplasie benigne di origine ghiandolare, in particolare adenomi delle ghiandole di Meibomio. Si distinguono anche forme localmente invasive, come gli epiteliomi sebacei, mentre di rara incidenza sono gli adenocarcinomi sebacei. Nei cani giovani possono osservarsi istiocitomi o papillomi di origine virale.
Nel gatto sono più frequenti neoplasie maligne, come il carcinoma squamo cellulare, i fibrosarcomi o i mastocitomi.
Prima della rimozione chirurgica è consigliato eseguire un esame citologico della neoformazione, soprattutto per riconoscere le forme tumorali maligne.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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Cataratta Ereditaria nel Cane


La cataratta è un processo patologico che coinvolge il cristallino (o lente): con il termine “cataratta” intendiamo genericamente qualsiasi opacità della lente o della sua capsula.
La cataratta può essere di diverse tipologie: metabolica, traumatica, senile, secondaria ad altre patologie oculari (glaucoma, uveiti, ecc..). L’eziologia multifattoriale di questa patologia fa sì che difficilmente si riscontri in pazienti giovani: un’eccezione è rappresentata dalla cataratta ereditaria nel cane.Forme di cataratta ereditaria sono piuttosto comuni nei cani di razza (ad esempio Schanauzer nano, Retriever, Cavalier KingCharles Spaniel, Cocker Spaniel americano, Pastore Tedesco, ecc..) e più frequentemente si rileva in animali giovani.
Alla visita clinica generale di solito non si riscontrano particolari rilevanti. All’esame oftalmologico la risposta alla reazione di minaccia può risultare nella norma, così come i riflessi pupillari ( a meno che non vi siano altre alterazioni oculari concomitanti). L’opacità di uno o entrambi i cristallini si evidenzia all’oftalmoscopia diretta a distanza o con l’oftalmoscopio diretto regolato tra + 8 D e + 12 D. Anche l’esame del fondo dell’occhio risulta solitamente nella norma.
La cataratta si presenta generalmente in entrambi gli occhi e con un aspetto triangolare a livello del polo posteriore del cristallino. Per la maggior parte delle razze la diagnosi di cataratta ereditaria in un singolo cane viene formulata in maniera circostanziata: età del cane, razza, aspetto della cataratta, fattori che, considerando l’assenza di qualunque altra causa predisponente, rendono l’ereditarietà la causa più probabile. Se viene stabilita l’ereditarietà, si tratta di solito di una trasmissione autosomica recessiva, anche se alcune razze presentano un carattere di trasmissione dominante incompleta.
Ogni razza di quelle in cui è stata dimostrata l’ereditarietà, tende a presentare età d’insorgenza, aspetto della cataratta e ritmo di progressione peculiari. Molte forme di cataratta ereditaria nel cane non evolvono fino a causare una riduzione significativa della visione ed è quindi sufficiente monitorarle nel tempo. In altri casi l’evoluzione della patologia può essere così rapida da portare a cecità nell’arco di alcune settimane:in questi casi ,purtroppo, l’unico modo per evitare la perdita della vista è ricorrere all’intervento chirurgico.
La prognosi negli animali giovani è generalmente buona anche se occorre tenere presente che in questi pazienti la visione può non essere completamente normale. E’ comunque buona norma monitorare nel tempo questi pazienti per poter valutare l’eventuale progressione della malattia.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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La Cheratite Punctata nel Cane

La cheratite punctata superficiale è una patologia che colpisce la cornea e si manifesta nelle fasi iniziali con numerosi difetti epiteliali puntiformi, spesso positivi alla colorazione con fluoresceina (ovvero è presente un danno epiteliale) circondati da edema dello stroma corneale: l’effetto visivo nel complesso risulta simile a quello di una buccia d’arancia. Solo in un secondo tempo diviene evidente la vascolarizzazione della cornea che tende a circondare le lesioni che sono suscettibili di approfondimento grave nello stroma corneale.
Le cellule presenti nell’infiltrato cellulare delle fasi iniziali sono linfociti e plasmacellule, indicative di una possibile origine immunitaria della patologia. Spesso, anche dopo la guarigione, possono presentarsi delle recidive che nel tempo portano ad una pigmentazione della cornea.
La cheratite puntata superficiale è più frequente nei giovani adulti e la maggior parte dei casi viene riportata nel bassotto a pelo lungo e nel barbone.
La terapia si basa sull’uso di steroidi topici con buoni risultati: spesso questo tipo di trattamento va prolungato per il resto della vita per l’alto tasso di recidive e di casi cronici. In alcune forme può essere utile l’utilizzo della ciclosporina.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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La Sindrome della Tasca del Canto Mediale nel Cane

La sindrome della tasca del canto mediale è una condizione della congiuntiva molto comune nel cane, ma raramente diagnosticata correttamente. Si presenta tipicamente come una congiuntivite cronica o ricorrente, che si manifesta con la presenza di uno spesso scolo mucoso denso o purulento, lieve arrossamento della congiuntiva e alcuni follicoli congiuntivali in corrispondenza della tasca. Lo scolo si nota soprattutto la mattina, ma può ricomparire anche durante la giornata, soprattutto quando il cane si sveglia dopo alcune ore di sonno. La sindrome della tasca del canto mediale non rappresenta propriamente una patologia, quanto più la conseguenza di una caratteristica anatomica presente in alcune razze dolicocefale, che presentano orbite profonde, cranio snello e sottile e lieve enoftalmo (ovvero un lieve infossamento del globo oculare nell’orbita). In seguito a tale conformazione, si viene a creare uno spazio nel fornice congiuntivale ventrale (da qui origina il termine “tasca”) che raccoglie una discreta quantità di film lacrimale. La componente sierosa del film lacrimale evapora facilmente, lasciando un deposito mucolipidico, tipo gel grigiastro, visibile soprattutto a livello del canto mediale. La raccolta di polvere, detriti cellulari ed altro materiale estraneo può a volte portare a irritazione, che come risultato causa ulteriore infiammazione dell’area, con iperemia della terza palpebra, della congiuntiva mediale e scolo oculare mucopurulento.
Le razze che presentano questa conformazione del cranio e che sono perciò predisposte allo sviluppo di questa sindrome sono: Levriero afgano, Dobermann, Golden retriever, Setter Gordon, Alano, Pastore dei Pirenei, Labrador, Terranova, Barbone gigante, Rottweiler, Samoiedo e Weimaraner.
Il paziente tipico è un cane giovane (6-18 mesi), clinicamente sano, dalla conformazione dolicocefalica. L’esame clinico generale è nella norma. All’esame oftalmologico tutti i riflessi neurologici risultano nella norma e gli occhi sono aperti e non mostrano fastidio. Lo Schirmer Tear Test (STT) è un test molto importante nella diagnostica differenziale e nel caso di questa patologia risulta nella norma. Lo scolo è bilaterale e si osserva soprattutto nel fornice ventrale e nel canto mediale, in una tasca che si forma nello spazio tra il globo oculare e le palpebre. L’esame intraoculare risulta invece nella norma.
Se lo scolo appare di natura essenzialmente mucosa, non si ritiene necessario l’invio del campione per un antibiogramma, esame consigliato nel caso di scolo muco purulento: infatti la presenza di scolo purulento è indicativa di sovracrescita batterica di microrganismi opportunisti secondari. I batteri isolati sono di norma agenti Gram positivi come Staphylococcus, Bacillus e Corynebacterium spp. Raramente si isolano batteri Gram negativi e patogeni primari. Tra le procedure necessarie in corso di diagnosi occorre lavare i dotti naso lacrimali, poiché tra le diagnosi differenziali principali c’è anche la dacriocistite (ovvero un’infiammazione e infezione delle vie lacrimali).
Il paziente migliora normalmente con una terapia antibiotica locale (a base di acido fusidico o cloramfenicolo), anche se lo scolo si riforma velocemente non appena si sospende il ciclo di terapia. Dal momento che questa sindrome è determinata dalla conformazione anatomica del cranio e dell’orbita, caratteristiche sulla quale ovviamente non è possibile intervenire, l’igiene rappresenta la giusta chiave per la sua gestione. Si utilizza soluzione salina sterile, asportando il muco inizialmente due volte al giorno mentre una volta sotto controllo, si deve continuare la pulizia quotidiana al mattino. Inoltre è consigliato effettuare un lavaggio aggiuntivo nel caso il cane dovesse trovarsi in un ambiente potenzialmente irritante, per esempio in un’area polverosa o sulla spiaggia.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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L’Esoftalmo nel Cane


L’esoftalmo è la protrusione del globo oculare (di dimensione normale) oltre la rima palpebrale. E’ causato da una lesione retrobulbare, solitamente una neoformazione (la cui natura può essere varia) che, occupando spazio, spinge l’occhio verso l’esterno. La più comune causa di esoftalmo è dovuta ad una cellulite o un ascesso retrobulbare: la differenza tra i due è minima, anche se è verosimile che in presenza di un ascesso il paziente abbia più dolore e l’esoftalmo sia forse più pronunciato. Entrambi possono essere causati da un corpo estraneo nello spazio retrobulbare , come un frammento di legno o un seme d’erba, e si osservano più comunemente nei cani giovani. Molto spesso il corpo estraneo è ipotizzato piuttosto che riscontrato, dal momento che spesso anche esami diagnostici approfonditi non riescono a visualizzarli. In alternativa, la presunta infezione batterica può raggiungere l’orbita per via ematogena. Anche una malattia dentale può causare un esoftalmo infiammatorio ed è più comune nei cani e nei gatti anziani. Anche le cause neoplastiche di esoftalmo sono più comuni nei soggetti anziani (di età superiore ai 9 anni). L’insorgenza è, di solito, più graduale e lo strabismo è molto più comune in presenza di casi di neoplasia che con cause infiammatorie. Inoltre, la direzione dello strabismo può aiutare a localizzare la massa: uno strabismo dorso-laterale può essere dovuto a una massa che si estende attraverso la camera nasale caudale nell’orbita, spingendo il globo verso l’alto e lateralmente. Masse che originano nel cono muscolare ( ad esempio, direttamente dal nervo ottico), causano invece una dislocazione in avanti del globo senza strabismo. La varietà di neoplasie che possono svilupparsi è dato dalla molteplicità di tessuti esistenti nell’orbita e nelle aree limitrofe.
La forma più grave di esoftalmo è la proptosi con prolasso anteriore del globo fuori dall’orbita. Questa è più comune nelle razze brachicefaliche (queste razze presentano infatti un’orbita poco profonda), molto spesso nei giovani adulti, ma può essere osservata dopo un grave trauma in qualsiasi razza di cane o gatto.
Le cause immunomediate di esoftalmo, come la miosite dei muscoli masticatori o extraoculari sono rare. Queste si verificano nei cani giovani, in particolare nel Pastore Tedesco, nel Weimaraner e nel Golden Retriever fra le altre razze di grande mole.
All’esame oftalmologico l’animale, di solito, ha un aspetto anomalo. Nei casi monolaterali, il muso è asimmetrico. E’ importante differenziare un aumento di volume del globo oculare (presente ad esempio in un occhio glaucomatoso) da una deviazione verso l’esterno dello stesso (senza però un’alterazione nel volume dell’occhio).
La terza palpebra è, di solito, sollevata ed è frequente un certo scolo oculare, anche di tipo mucopurulento. E’ presente una resistenza alla retropulsione, e questo tipo di manualità, in alcuni animali, potrebbe risultare dolorosa. L’occhio colpito può esser infiammato, con iperemia congiuntivale e chemosi, cheratite da esposizione con eventuali ulcere corneali e una tumefazione periorbitale. In alcuni casi si può arrivare ad avere anche un distacco di retina o seri danni al nervo ottico.
Occorre esaminare il cavo orale per identificare eventuali patologie dentali, ferite o corpi estranei. Molti pazienti manifestano dolore all’apertura della bocca. Può essere presente scolo nasale, soprattutto nei casi di neoplasie nasali.
Oltre all’esame oftalmologico, ulteriori indagini sono necessarie per giungere alla diagnosi: uno degli esami più importanti è l’ecografia orbitale che permette di visualizzare le anomalie presenti nello spazio retrobulbare. La radiografia può essere invece utile nelle patologie che coinvolgono le strutture nasali e le radici dentali. La risonanza magnetica o la TAC rappresentano il “gold standard” per la visualizzazione dello spazio retrobulbare e devono essere prese in considerazione se si sta contemplando di ricorrere alla chirurgia, per delineare gli esatti margini di una neoplasia o per esempio per stabilire l’esatta localizzazione tridimensionale di un corpo estraneo. Tutte queste indagini mediante la diagnostica per immagini sono molto utili anche per l’eventuale prelievo di campioni di tessuto (citologici o istologici) in tutti quei casi in cui può risultare complesso distinguere una forma neoplastica da una forma infiammatoria. Ovviamente, in base al tipo di diagnosi si instaura un protocollo terapeutico dedicato: dal semplice trattamento medico nei casi di cellulite orbitale fino all’intervento chirurgico nei casi di patologie dentali o neoplastiche.
Articolo a cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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L’Atrofia Iridea nel Cane

Affrontiamo oggi una patologia oculare piuttosto frequente: l’atrofia dell’iride. Solo in alcuni casi questa patologia può avere delle conseguenze gravi sulla funzione visiva, più frequentemente viene riscontrata dal Medico Veterinario durante una visita clinica routinaria.
L’atrofia dell’iride è una lesione degenerativa che comporta uno spontaneo e progressivo assottigliamento dello stroma irideo o del margine pupillare. L’atrofia iridea può presentarsi in cani anziani ed essere perciò classificata come senile, può essere secondaria ad altre patologie oculari o essere primaria. Quando l’atrofia colpisce il margine pupillare e si ha interessamento del muscolo sfintere, il riflesso pupillare (PLR) risulta diminuito se non addirittura assente. Inizialmente, all’osservazione diretta, le zone di atrofia possono apparire come aree scure: questo fenomeno è dovuto all’assottigliamento dello strato stromale dell’iride che mette in evidenza il pigmento dell’epitelio posteriore. Nei casi molto avanzati, le aree atrofiche possono manifestarsi come vere soluzioni di continuo, delimitate da sottili filamenti iridei che permettono la visione delle strutture oculari sottostanti, in primo luogo il cristallino. Gli animali colpiti possono manifestare fotofobia in condizioni di elevata luminosità, ma la visione non risulta alterata.
L’atrofia iridea secondaria è una complicazione di altre patologie oculari: in particolare, può essere causata da traumi, uveiti croniche e glaucomi. In questi casi segni clinici di malattie preesistenti, come per esempio sinechie posteriori, possono aiutare nella diagnosi.
Quella primaria od essenziale, come dice il nome, è ad eziologia sconosciuta.
La forma di atrofia di più facile riscontro è comunque quella di tipo senile. Questa condizione è molto frequente nei Barboncini, nei quali è probabile ci sia una predisposizione di razza su base genetica. Altre razze in cui è stata evidenziata una certa incidenza sono gli Shih-tzu, Gli Yorkshire terrier e i Chihuahua.
Nei gatti, l’atrofia dell’iride è meno frequente rispetto al cane: si può manifestare soprattutto nei soggetti anziani, in particolare nei Siamesi, con assottigliamento dello stroma irideo che ne permette una parziale trans illuminazione.
Per tutte queste forme degenerative non esiste una terapia specifica e neanche una prevenzione, fatta eccezione per le forme secondarie: in questi casi la terapia deve mirare a risolvere la patologia oculare primaria che ha portato in un secondo tempo alla degenerazione dell’iride.
A cura della Clinica Veterinaria Borgarello.
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sabato 5 aprile 2014

Distacco della Retina (II°parte)

In questo articolo continueremo a parlare del distacco retinico, approfondendo in particolar modo le cause più comuni di distacco e le possibilità terapeutiche.
Comprendere la causa eziologica che porta ad un distacco retinico, richiede un accertamento diagnostico piuttosto approfondito, in particolare nei pazienti adulti che presentano distacchi sierosi. Innanzitutto si devono eseguire esami del sangue completi (emocromocitometrico ed ematobiochimici). Gli esami potrebbero evidenziare, ad esempio, una neutrofilia, suggestiva di malattia infettiva o una sindrome da iperviscosità. Può anche essere presente una malattia renale o epatica. Si deve prendere in considerazione l’esame delle urine per poter avere un quadro completo. La pressione sanguigna sistemica deve essere sempre misurata poiché l’ipertensione è una causa comune di distacco retinico sia nei cani che nei gatti: in caso di distacco retinico rappresenta perciò uno step fondamentale. Se si sospetta una corioretinite, si devono effettuare test sierologici specifici per prendere in esame le varie cause (soprattutto quelli volti alla ricerca di specifici agenti infettivi). Se il fondo dell’occhio non può essere visualizzato direttamente, per esempio per la presenza di una cataratta matura completa, l’unica indagine diagnostica in grado di evidenziare la presenza di un distacco retinico è rappresentata dall’ecografia oculare. Anche l’ecografia generale addominale e cardiaca possono essere indicate, a seconda dei risultati dell’indagine preliminare, per esempio, per cercare una malattia cardiaca o una massa surrenalica nei casi di ipertensione sistemica, o per localizzare un tumore primario nelle sindromi da iperviscosità. Sfortunatamente, in alcun casi, l’eziologia sottostante può non essere individuata nonostante un accertamento diagnostico approfondito. I casi di distacco retinico regmatogeno non sempre richiedono ulteriori accertamenti diagnostici poiché la causa il più delle volte è oftalmologica piuttosto che sistemica. Un precedente intervento chirurgico per la cataratta o per la lussazione della lente e una degenerazione del vitreo predispongono grandi lacerazioni retiniche e in queste situazioni le indagini richieste saranno minime.
Per il distacco retinico regmatogeno totale non esiste alcun trattamento e l’occhio rimane purtroppo cieco. Un distacco sieroso, invece, può rispondere al trattamento. Questo è per prima cosa diretto alla correzione della condizione sistemica sottostante, per esempio il trattamento dell’ipertensione o di una corioretinite infettiva. Se non viene identificata alcuna causa sottostante, si inizia un trattamento empirico con dosi immunosoppressive di steroidi. I distacchi parziali frequentemente si possono risolvere, come anche alcuni distacchi bollosi totali. Gli steroidi vengono gradatamente ridotti non appena il paziente migliora, ma una terapia a basse dosi, a giorni alterni, può essere necessaria per molti mesi.
In medicina veterinaria , l’intervento chirurgico per “riattaccare” la retina viene eseguito raramente, anche dagli stessi specialisti e in pochi centri molto specializzati. Tuttavia, alcuni centri sono attrezzati per la chirurgia laser, che delimita piccoli distacchi nel tentativo di impedire il loro diffondersi. Sfortunatamente , la maggior parte dei paziente viene portato alla visita in stadi troppo avanzati per poter eseguire un qualsiasi intervento chirurgico.
La prognosi per il distacco della retina è riservata. I distacchi regmatogeni e da trazione non sono idonei al trattamento e la cecità è permanente. Tuttavia, questi occhi di solito non sono dolenti e, purché l’animale sia complessivamente in buona salute, può essere mantenuta una buona qualità della vita. I distacchi bollosi possono risolversi una volta trattata la malattia sistemica sottostante. Tuttavia, le aree riattaccate possono non essere funzionali e, molto spesso, si manifestano segni di degenerazione con iperriflettività e anomalie di pigmento di aree colpite.
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Atrofia progressiva della Retina

L’atrofia progressiva generalizzata della retina (PRA) è una malattia degenerativa molto grave a carico della retina il cui esito finale è purtroppo la cecità. E’ una patologia considerata ereditaria in molte razze di cani. Esistono diverse tipologie di PRA, in base al tipo di fotorecettori coinvolti dal processo degenerativo, in base ai tempi di progressione della malattia e all’età di insorgenza.
Spesso la patologia viene diagnosticata in fasi piuttosto avanzate, quando la degenerazione retinica determina già deficit visivi. L’esame clinico generale di questi pazienti risulta spesso nella norma, ma la visita oculistica evidenzierà riflessi pupillari rallentati o assenti, così come la risposta alla reazione della minaccia. Le pupille appaiono spesso dilatate ed il fondo oculare è iperriflettente e con vasi retinici atrofici o addirittura assenti. Il disco del nervo ottico può essere piccolo e atrofico. Le modificazioni retiniche sono bilaterali e simmetriche.
Una PRA generalizzata non è una singola malattia ma un gruppo di differenti alterazioni. Alcuni tipi di PRA generalizzata sono dovuti a una displasia dei fotorecettori retinici, in cui i bastoncelli (e in alcuni casi anche i coni) non sono in grado di svilupparsi normalmente e si atrofizzano rapidamente. Di solito, questa condizione si manifesta in animali giovani. La degenerazione di coni e bastoncelli è più comune e colpisce solitamente animali più anziani, generalmente dai 5 anni di età in avanti, sebbene i segni oftalmoscopici possano essere già visibili prima. L’aspetto clinico e oftalmoscopico è in realtà lo stesso, indipendentemente dall’alterazione fotorecettoriale e dal difetto genetico. Quest’ultimo varia tra le razze ed è, di solito, una forma autosomica recessiva. La retina degenera a velocità differenti nelle diverse razze, e anche nella stessa razza o addirittura all’interno di una stessa cucciolata, i tempi di insorgenza e progressione possono essere diversi. Questa grande variabilità rende molto complesso determinare quanto tempo sarà necessario per arrivare alla cecità totale. Non appena la retina degenera, libera delle sostanze anomali che innescano la formazione di una cataratta, che nelle fasi iniziali è a carico soprattutto della capsula posteriore, ma con il tempo progredisce fino a coinvolgere l’intera lente. Questo fenomeno complica molto il quadro, dal momento che nelle fasi avanzate risulta difficile capire quale dei due eventi si sia innescato per primo. Un esame diagnostico molto importante in questi casi è rappresentato dall’elettroretinografia (ERG). L’ERG valuta la funzionalità della retina, perciò nei casi in cui sia presente la sola cataratta, la funzionalità della retina risulterà nella norma, ma nei casi in cui la cataratta sia insorta come conseguenza di una PRA, la funzionalità retinica sarà assente.
Data la gravità della malattia e dato soprattutto il fatto che ad oggi non esistono terapie di alcun tipo, risulta di fondamentale importanza la selezione e la riproduzione di soggetti sani. Come accennato prima infatti, la PRA è una malattia ereditaria, per cui l’unica possibilità per prevenirla è quella di agire sui soggetti riproduttori. Tuttavia, poiché la condizione molto spesso si manifesta in animali adulti o anziani, al momento della diagnosi essi possono già essere stati utilizzati come riproduttori. L’introduzione del test del DNA è un esame estremamente utile per gli allevatori, dal momento che il test del DNA permette di differenziare i cani portatori, quelli esenti e i cani affetti. In particolare, permette l’identificazione di soggetti affetti quando ancora non manifestano i sintomi della malattia e rappresenta uno strumento molto efficace nella prevenzione di questa patologia.
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